Dott.ssa Simona Imazio - Psicologa e psicoterapeuta a Torino


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Proposto TSO per le mamme in depressione

Depressione post partum, proposto il trattamento sanitario obbligatorio
I sintomi già in gravidanza. Dai ginecologi un’istanza al ministro Fazio: cura necessaria per almeno mille donne


ROMA (4 giugno) – Depressione post partum: per le mamme cadute nell’incubo depressivo ci vorrebbe il trattamento sanitario obbligatorio. La proposta arriva dai ginecologi dopo i casi di infanticidio, l’ultimo a Passo Corese. La Sigo (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) e l’Associazione Strade Onlus propongono di applicare la procedura del Tso extraospedaliero nei casi gravi. Una istanza presentata al ministro della Salute Ferruccio Fazio per un intervento, imposto, che potrebbe rendersi necessario per almeno mille donne ogni 12 mesi, secondo quanto stima Strade Onlus.

La proposta prevede che un’equipe specializzata si occupi, 24 ore su 24, delle donne «con comportamenti omicida, tutelando così sia la madre che il figlio». Arma vincente nella prevenzione e cura di questi casi psichiatrici sembra essere la diagnosi precoce. «Bisogna cogliere per tempo i campanelli d’allarme» afferma il presidente della Sigo Giorgio Vittori nel sottolineare che proprio i ginecologi possono essere «importanti sentinelle».

Ma quali sono i campanelli d’allarme? Per gli specialisti, al primo posto si trovano episodi di ansia o depressione durante la gravidanza o una storia personale o familiare di depressione (81%). A seguire, precedenti casi di depressione post partum (78%), isolamento o condizioni socioeconomiche svantaggiate (63%) e problemi con il partner (58%). Nonostante i dati che attestano la diffusione della problematica post partum, continua Vittori, il rischio di sviluppare depressione viene valutato di routine solo dal 30% dai ginecologi durante gli incontri pre-parto. Dopo, solo nel 45% delle strutture è previsto un monitoraggio delle mamme “a rischio”. E il tempo dedicato all’informazione prima della dimissione è inadeguato per il 72% dei ginecologi. Dati che la Sigo ha raccolto nel corso di un’indagine promossa fra i propri soci.

Su questa base, la Società scientifica ha attivato, nel 2008, “Non lasciamole sole”, una campagna nazionale con l’obiettivo di costruire una rete di protezione per tutelare soprattutto le donne più fragili. La donna affetta da depressione post partum «non può essere trattata come una qualsiasi criminale» afferma il presidente dell’associazione Strade, Antonio Picano. L’impulso di eliminare il proprio figlio, continua, «è purtroppo un sintomo tipico e ben conosciuto. Si tratta di una forza estranea alla volontà della persona contro la quale la donna depressa lotta strenuamente e di cui si vergogna profondamente. Non può comunicare a nessuno i suoi pensieri, in particolare al marito, ma anche la mamma o la sorella vengono tenute all’oscuro di questo dramma. Oggi non esiste una protezione reale per il bambino e per la donna. Non basta infatti – come per la mamma di Passo Corese – ottenere una corretta diagnosi e una terapia farmacologica per salvare un bambino dalla defenestrazione e una donna dal dramma e dal carcere. Sono necessarie – conclude Picano – delle attenzioni particolari per la paziente che ha una condizione a rischio e il bambino deve essere tutelato esplicitamente».

Favorevoli e contrari. Il Comitato nazionale di bioetica, in un parere del 2005, non ha menzionato esplicitamente il Tso, ma ha sottolineato la necessità di una assistenza specifica che coinvolga la struttura pubblica e miri a una prevenzione efficace; raccomandando inoltre la «sensibilizzazione della figura paterna e dei familiari sia durante la gestazione che dopo il parto». Mentre secondo il Moige – Movimento Italiano Genitori il Tso è «una soluzione estrema»; quando «è necessario offrire a queste mamme in difficoltà una maggiore assistenza». È invece «fermamente contraria» Maria Burani Procaccini, già presidente della Commissione Bicamerale Infanzia e membro dell’esecutivo del Movimento Bambino, all’uso del Trattamento sanitario obbligatorio, «pensarlo come fatto risolutivo è una cosa semplicemente assurda – afferma – se dietro non c’è un lavoro preventivo». E su come favorire i comportamenti che tutelano le donne dal rischio di depressione l’azienda sanitaria di Ferrara promuove una serata-evento l’8 giugno, condotta da Lella Costa, «nella convinzione che il sapere faciliti il superamento di pregiudizi e di sentimenti come vergogna e senso di colpa».

Fonte: Il Messaggero

Dott.ssa Simona Imazio – Psicologa
Via Casalis 31 – Torino




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